* VaCanZe RoMaNe - AmOrE aLLa roMAna


(SERIE DE CUENTOS INEDITOS ESCRITOS EN ROMA 2002-2004)
AVENTiNO
(El juramento)
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Una noche de copas, una noche loca. Los dos Simones caminaban enganchados de un brazo por los jardines y saltaban como dos cabras locas. Los hombres descienden de los monos, y los latinoamericanos, de las cabras, las cabras locas. Cuando un europeo va por primera vez a algùn paìs latinoamericano, el que sea, siempre tiene que correr detràs de su cabeza para recogerla y tratar de pegàrsela. Nunca lo logra; la ruptura es para siempre y empieza a entender que ya màs nunca volverà a ser el mismo. Es que descubriò còmo es que era eso de estar vivo, vivito por dentro.

Ellos vivìan la cosa al revés. Habìan llegado a la coronaciòn de Napoleòn en Parìs, cosa que se ve sòlo una vez en la vida, se habìan empapado de las ùltimas tendencias de moda y polìtica que no es lo mismo pero es casi igual, se habìan encontrado con los criollos que hacìan algo asì como un MBA en Derechos Humanos, y se habìan pegado la rodadita a Roma, la Eterna, porque los viajes importantes se deben terminar con broche de oro y la Eternidad es de oro.


Habìan comido en una deliciosa "Trattoria" y ahora divagaban por entre los àrboles del Giardino degli Aranci tratando de entender porque las esculturas estaban descabezadas pero sospechaban la razòn. Los acompanaba una botella de vino tinto sublime que llevaba montones de años esperàndolos y entonces le recompensaban su amor Eterno susurrando palabras atrevidas en sus labios, sellando con hùmedos besos en el cuello. A veces es el vino el que embriaga, a veces el sereno de la noche, a veces la compañìa. Acà parece que eran los tres factores en perfecta conjunciòn que lograba tan celestial efecto.

Hablaban de todo como los locos y no paraban de echar mierda. El uno, presunto tutor, el otro, presunto pupilo y la noche romana los seguìa seduciendo con el embrujo de los naranjos. Una pileta con la loba mamando a Ròmulo y Remo. Un arquito que enmarcaba la pintura de una ciudad real. Unos àrboles. Una iglesita. Unas ruinas. Y Bolìvar que en estado alterado de conciencia, expandido, para ser màs esotéricos, con cara de niño y despelucado, se voltea y le dice a Rodrìguez mientras lo agarra de la hombrera: "Coño, que yo te digo enfrente a estas ruinas que me devuelvo y libero a América de esos chapetones de mierda; yo te la libero, Simòn, te lo juro!".

Siguieron echando globos, porque soñar no cuesta nada. Pero años màs tarde a América si la liberaron de los chapetones de mierda que los tenìan secos, y còmo es estilo de la Eternidad, ahì, allado del Giardino degli Aranci*, todo sigue igual! Lo juro!

*Cuenta Pedrito que la noche trascurriò entre Il Giardino degli Aranci y Villa di Celimontana

Daniela Violi ® - Roma, 2003

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CAMPiDOGLiO
(La sorpresa)
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In un tramonto romano, che non é qualsiasi tipo di tramonto e meno ancora in una giornata d'inverno quando il sole inizia a nascondersi dopo aver tinto di vino le pupille di quelli che avevano gli occhi ben aperti , molte persone si recarono in Campidoglio a registrare un pezzo di un film. Un film Cinecittà che é una specie di cine Hollywood con più primi piani e parole e storie sfigate. Stile europeo, lento, dicono dall'altra parte della pozzanghera che collegano la lentezza alle parole e la velocità ai movimenti. Tutto sta in come si vedono le cose, e altre volte, come le cose ci vedono a noi.

Tante “Ducato-bianche” e una marea di omini scaricavano gli atrezzi necessari. Sembrava che ammazzassero qualcuno a sentiree gli strilli e i "mortacci-tuoi"; ma no, erano solo scaricatori che scaricavano a Roma. "Mortacci d'n vampiro", urlava un romano disperato a un rumeno che non capiva niente. Dai camioncini usciva una marea di cose. Le luci si accesero, per fare il tramonto ancora più rosso e il sole più brillante. Decennio del virtuale. Allora gli attori salirono in Campidoglio e ripassarono i dialoghi. Dialoghi lenti, dolci, sempre sfigati (quest’Italia operatica), nascosti come il piú sublime degli amori, il segreto. Un bacio chiudeva la scena, lui l'incorniciava la faccia con le mani, lei metteva le sue mani sopra le sue. E come gli amori segreti (e sempre sfigati), lui partiva, lei restava. Come la scultura di bronzo a Porto Venere, cicciotta di grandi tette cadute, sempre seduta con le mani incrociate che da secoli aspetta il marinaio che ancora non ritorna. Qualcosa del genere peró a Roma. Davanti ad un tramonto rosso Valentino. Molte luci a illuminare un bacio. Il bacio illuminato.

Gli uccelli del Campidoglio -perché misteriosamente tutti i posti storici sono sempre invasi d'uccelli che sembrano aver campato gli stessi durante un millenio- si sono svegliati con tanto rumore. Eterni come l'Eterna. Curatori di gossips e pettegolezzi secolari. Erano andati -come uccelli che fingono normalità- a nanna nel tramonto e non riuscivano a capire com'aveva fatto il Tempo a scorrere talmente in fretta e farsi mattino di colpo.É ben saputo che le sorprese creano dei disturbi nevronali, cardiachi o digestivi alla maggior parte della popolazione mondiale compresi gli uccelli. Ha a che vedere con l'ingoiare la Realtà, ad accettare ciò che si deve vivere senza sceglierlo, a perdere il controllo e non voler dare. Ecco, a dare e ricevere: allo scambio. Commercio solidare.

E fu cosí come mille uccelli sorpresi con le dovute conseguenze, si alzarono volando dagli alberi creando un gran rumore tra le foglie e tutti, compresi gli amanti che si baciarono, dovettero aprire gli ombrelli delle piogge invernali di 5 euro che vendono i marrocchini o coprirsi la testa con le mani o con “La gazzetta dello sport”. Mille uccelli con la diarrea volavano sopra di loro, sopra il Campidoglio. Una cagata fenomenale, avrebbero detto alcuni non presenti. Io, che guardavo dall'altro lato della strada, ricordavo che in Sudamerica la cagata di un uccello in testa portava buona fortuna (a quello che é accanto del povero cagato, evvidentemente, perché non l'é caduta a lui) e mi chiedevo se a Roma la scaramanzia fosse pure vigente, o se era scaduta...
Daniela Violi ® Roma – Febbraio 2003.
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CAMPO DE FiORi
(L'Intelligenza Emotiva)
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Sono quattro le "C" di un essere umano integro:
Cervello
Cuore
Coglioni
Culo

Pioveva. A volte le "ottobrate" romane sono rosse, rosso Valentino, a volte sono d'acqua. Parlavo con la Silvia degli inizi, delle partenze, dei cambiamenti e dunque di Ganesh. E se si parlava di Ganesh, voleva dire che si parlava pure di Puyán. Puyán innamorato di Silvia. Indiano romanizzato con due posters nella parete della sua stanza, uno accanto all'altro, separati da un vasetto con fiori freschi, tipo altare: il primo poster con l’immagine sacra del suo dio induista, ed il secondo, di Totti che gioca alla Roma. E cosí Puyán si sente protetto.

Pioveva ancora più forte. Ci siamo rifugiate sotto una bancarella di frutta e verdura in mezzo alla Piazza. Il fruttivendolo che lavorava sotto il naso irreverente di Giordano s'incazzò come una belva selvatica quando ci vide e ci strillò di non restare sotto il suo tetto perché coprivamo la roba fresca che vendeva.
"Noi ti abbelliamo la bancarella!" -l'ho detto scherzosa provando a salvare la piega dei miei capelli dall’acquazzone ma lui c’ha risposto una frase straripante di “rrr” che sicuramente si traduceva in una radicale negativa. “Errr-non rrrestare lí, errr-mortacci”. Era forse lui la rincarnazione del Cardinale Bellarmini?
Gadesha si sciolse per diventare acqua sacra adosso noi due e la trasmutazione incarnò su dei nostri capelli che da asciutti e belli diventarono fradici e disordinati. Pure i nostri dialoghi divini furono bagnati dalla piú bassa profanitá.
La donna del fruttivendolo ci osservava da un angoletto. Zitta. Appena lui s'allontanò a vendere due cacchi, lei ci raggiunse.
- Ragá, ma siete sposate?
- No -abbiamo risposto noi due che avevamo cambiato dopo le urla del marito, dio indiano per dio greco. Marte, per essere precisi. Guerriere incavolate.
- Allora se mi permettete vi do un consiglietto. -susurrò la donna del fruttivendolo: - Sposatevi il piùùùù tardi possibile!
Tutte e tre abbiamo iniziato a ridere come delle pazze trasmutando nuovamente di stato mistico: questa volta, accostandoci al Buda ciccione che cambiando i ruoli ci grattava ora lui le nostre pancie.
- Sposatevi il più tardi che vi sia possibile e con uno molto più giovane, ma molto, molto più giovane di voi... Non sapete quanto diventano fastidiosi gli uomini con la vecchiaia!

Possedute per il dio più sexy della mitologia greca, Mercurio, Silvia ed io abbiamo aperto le nostre ali e ci siamo avviate da una nostra cara amica che di coppie e mariti se ne intendeva, Minerva...

Daniela Violi ®
Roma, ottobre 2003.
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